Quanto zucchero?

Un caffè con Daniela Cattani Rusich

Qui al “Poesia Bar” ho incontrato Daniela Cattani Rusich e abbiamo parlato di vita, di sogni, di papaveri e di poesia. Ecco, per inaugurare la nuova rubrica del blog “Quanto zucchero?”, cosa ci siamo raccontate.

danielacattanirusich

Barbara: Ciao Danj, che bello incontrarti. Che ti prendi? Per me, un caffè!

Daniela: Lo bevo volentieri anch’io, ma mi tocca il decaffeinato per via dell’esofagite, altrimenti son dolori…Con te, però, berrei anche una tanica di caffè…

Barbara: Ah, pure io, tra una chiacchiera e l’altra! Ma si sa, le poetesse sono irrequiete…a proposito, come va con la poesia? Dai, tu che sei una maga delle parole, dimmi qualcosa di bello.

Daniela: È vero, l’irrequietezza è prerogativa irrinunciabile, ahinoi! 🙂 Qualcosa di bello? In pieno inverno è dura. Io adoro il sole e il mare, e sono costretta a vivere in una pallida pianura! Posso dirti che scrivo, scrivo sempre, ma sono anche sempre più esigente e la mia soddisfazione raramente supera il 50/60%. Ma questo non è qualcosa di bello, aspetta che ci penso meglio. Beh, posso dirti due cose che per me sono irrinunciabili: i sogni, della cui sostanza siamo fatti (come diceva Shakespeare – io ci credo ), e il sorriso, nonostante. Quanto a magie con le parole, devo dirti sinceramente, che tu sei un mito!

Barbara: Vedi quante cose abbiamo in comune? Anche io ho nostalgia del mare che non ho mai avuto, anche se vivo tra le mie splendide colline. Anche io soddisfatta a metà, e sognatrice nella totalità. Però tu sei una viaggiatrice, io una sedentaria…quando l’hai incontrata, nel tuo viaggio, la poesia? (grazie per il “mito”, quale onore!)

Daniela: Sì, abbiamo diverse cose in comune, tra le quali anche l’ironia e l’autoironia, quelle che salvano la vita. La poesia è venuta a trovarmi molto presto: ero una bambina solare e ombrosa allo stesso tempo, un cielo mutevole, un po’ maschiaccia con passatempi da maschiaccio…Però mi sentivo anche molto sola, provavo una sensazione di straniamento rispetto alla realtà che mi circondava. Ero piccola, avevo 8 anni/9 anni. E così ho cominciato a leggere con più attenzione e ad amare alcune poesie che a scuola i miei compagni odiavano, e a provare a mettere su carta le mie sensazioni. Ma questa era la scoperta della poesia, non la poesia, ovviamente.

Barbara: Sì, l’autoironia per noi è un gioco da ragazze! 🙂  Anche io l’ho scoperta così la poesia, da piccola, mentre scrivevo di una quercia…era bellissima, in mezzo a un campo di grano e papaveri…so che anche tu ami i papaveri…e la natura è meravigliosa e fiorita nelle tue poesie…quanto ti lasci ispirare dal creato?

Daniela: Tantissimo. La mia religione è la Natura (e il rispetto della vita di tutte le creature). Anche da bambina – ti dicevo che ero un po’ maschiaccia – era la fonte di gioia e di ispirazione principale. Andavo ai giardinetti non per giocare con altri bambini, ma per raccogliere quelli che io chiamavo “minerali”: i sassolini che luccicano, e li collezionavo. Lo stesso facevo con alcune piante e animali: ho allevato chiocciole e ragni, tentato di adottare una raganella (meravigliosa!) adibendole un laghetto tutto suo nel bidet della casa che mio padre aveva in campagna, ma la mamma non è mai stata d’accordo. Lui, invece, era orgoglioso di me! E mi ha regalato dopo dieci anni d’inferno a Milano, la prima immensa gioia della mia vita: un anno a Imola, dove la natura era molto più a portata di mano e dove – la sera – non sentivo rombare le moto e sferragliare i tram, ma cantare i grilli! Fu a 11 anni la prima volta che sognai qualcosa di bello; prima di allora avevo sempre fatto incubi, la notte. E fu sempre in quel periodo che scrissi la mia prima poesia non in rima.

Ho dimenticato i papaveri!!! Sono i miei fiori preferiti, perché fragili e selvaggi allo stesso tempo: non si fanno intimorire dalle loro ali spiegazzate di carta velina. E poi sono rossi – io amo il rosso. Infine, hanno un cuore misterioso, pur essendo così solari…

Barbara: Ma che meraviglia, saremmo state ottime amiche! Anche io da piccola aspettavo l’arcobaleno dopo la pioggia per andare a incontrare le lumache! Mi viene da pensare che forse un motivo c’è, per questa passione in comune…non credi che anche la poesia sia un modo per recuperare e valorizzare una lentezza, una dedizione, una pazienza, un’attenzione per le piccole grandi cose ormai perduta?

Daniela: Sì, saremmo state amiche, ne sono certa! E sono assolutamente d’accordo con te su quanto dici riguardo la poesia: se la si coltiva con amore, la poesia regala uno sguardo talmente limpido! Uno sguardo bambino di stupore infinito, donando al “passo” il ritmo giusto. E ti permette di scoprire un universo inaspettato, sia dentro sia fuori di te. È una specie di miracolo, che va nutrito e accarezzato sempre, sempre, senza stancarsi mai…

Barbara: Sono d’accordo! La tua è una poesia trasparente, ma anche carnale, appassionata, sensuale…si può dire che la poesia valorizzi al meglio i tuoi occhi di bimba, ma anche i tuoi occhi di donna?

Daniela: Penso di sì. I miei occhi di bimba e le mie labbra di donna. Io sono un ossimoro vivente, lo so, e questo è evidente nella mia poesia, che è fatta d’aria e di fuoco. Aria pura, aria libera, aria che alimenta il fuoco fino a farlo diventare incendio.Non mi sono mai riuscite bene le vie di mezzo. Ho percorso altre strade. Molte strade.

Barbara: Mi perderei per ore con te nelle tue strade fatte di versi, ma devo andare a incontrare gli amici del blog, così racconterò loro di questa bellissima chiacchierata. Ma, prima di andare, dimmi: quale strada vorresti ancora percorrere? Di che materia sono fatti i tuoi sogni?

Daniela: I miei sogni sono fatti d’aria e di fuoco: sono sogni, quindi astratti e leggeri, di quella leggerezza bella, spirituale, trasparente che amo tanto. Ma sono anche così appassionati e determinati da avere la forza del fuoco. Che non distrugge, bensì purifica, scalda, accende!
Vorrei non smettere mai di percorre strade nuove, di sperimentare, di mettermi alla prova. La vita mi ha provato duramente, ma mi sono sempre rialzata anche quando sembrava impossibile. Il movimento costante, sia interiore che “spaziale”, è una caratteristica che temo non riuscirò a modificare mai. A volte lo vorrei, soprattutto per chi mi sta vicino, ma io sono nomade di genie e di carattere. Andrò sempre dove mi porta il sogno, con “l’istinto a vivere – languida carezza/ unica arma che possiedo . in pace e in guerra
(da Mia viandante senza tempo)

Grazie per questa splendida chiacchierata, ma la prossima volta voglio farti un po’ di domande anch’io per conoscerti meglio! Un bacio e un abbraccio a tutti gli amici del tuo blog!  😉

Barbara: Grazie di cuore, ti auguro ancora fuochi ardenti e cieli liquidi, nei tuoi esotici e avventurosi viaggi. Sei dove c’è la poesia: chi ti ama saprà dove trovarti.Quanto a me, sono qua, sarà una gioia continuare a chiacchierare con te…stavolta, ovviamente, offro io!:)

Un grazie infinite a Daniela per le parole e per la complicità. Vi lascio con un link al suo sito e arrivderci alla prossima chiacchierata! IL SITO DI DANIELA CATTANI RUSICH

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