Letture al tavolo

“Canto Incivile” di Laura Canevali

Canto-Incivile

Il “Canto Incivile” di Laura Canevali si esprime, fin dalle prime poesie della raccolta, come un crescendo di desideri e di domande irrisolte, evidenziato dall’uso frequente e quasi accorato del condizionale e dell’interrogativo ( Battello cha passa. Dove conduci?/ Fossi un pittore! Ti porterei/ nella tela mai dipinta […]”. Appare chiaro fin da subito, dunque, il tema della mancanza, intesa come slittamento tra il reale presente e il sognato, ma anche tra il presente e il passato. Una forma di nostalgia (non è un caso, forse, il ritorno dell’immagine della rosa in varie liriche, che fa venire subito alla mente il titolo della precedente raccolta dell’autrice, “Rose sparse sul sentiero”, 2009), un richiamo a tempi migliori, la ricerca di uno spazio dell’anima da conquistare e nel quale ospitare le altrui vite, gli altrui diritti, le altrui sofferenze. Perché la poesia di Laura Canevali è soprattutto una poesia sociale che ha in sé il taglio narrativo e colloquiale dell’urgenza e la natura, in questa prospettiva, è l’eterna cornice dell’umano agire, talvolta immobile spettatrice (“Natura  perfida rea/ solitario paesaggio lunare./ Smarrimento.”). Nel “Canto Incivile” c’è infatti spazio per tutti “gli innocenti messi a tacere”, per le vittime della violenza, dell’avidità cieca e dell’ingiustizia, ma anche del terremoto, della droga e del pregiudizio. Il passato, allora, non viene soltanto evocato ma addirittura invocato (“Vecchio Naviglio di poeti e storia/ riconsegna il passato/ di sudore e onestà”) con un incalzante susseguirsi di esclamativi: così quello spazio sognato viene, attraverso la forza del canto, della voce e della parola, riaffermato. Ed è qui, forse, che tutte le domande della poetessa trovano una degna risposta (“guardo il mare/ che non ha risposte agli interrogativi/ gettati come sassi.”): nella denuncia, nel ricordo dell’altro, nella consapevolezza, nel valore dell’esistenza. Perché, come dice l’autrice stessa, facendo parlare la propria poesia, “Vivere è la mia risposta”. E, forse, anche scrivere.

Laura Canevali è nata a Como ma vive a Milano. Scrive dall’età di dodici anni, seriamente da quindici. Ha pubblicato nel 2005  “Le  mille facce della luna“, nel 2009 “Rose sparse sul sentiero” , nel 2012 “Canto Incivile“, dedicato a Stelita, musa ispiratrice dell’opera in quanto in prima linea per i diritti umani.

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