Chicche sfuse

D’Annunzio e il Barbanera

agendacco

Tutti conoscono la straordinaria, eclettica figura del poeta Gabriele D’Annunzio, ma pochi sanno della sua passione per l’Almanacco Barbanera, che il Vate consultava tutti i giorni dalla Zambracca, sua celebre stanza studio. Proprio per omaggiare questo prestigioso estimatore nel centocinquantesimo anniversario dalla sua nascita è nata l’ “Agend’Acco”, un’agenda almanacco di recente presentata al Salone Internazionale del Libro di Torino, tra gli eventi “D’Annunzio 150”. L’Agenda Almanacco (Editoriale Campi) è il risultato del felice incontro tra la Fondazione “Il Vittoriale degli Italiani”, presieduta da Giordano Bruno Guerri, e la “Fondazione Barbanera 1762” ed è basata sui documenti dell’Archivio Storico Barbanera di Spello oltre che sui Barbanera degli Archivi del Vittoriale degli Italiani a Gardone Riviera. Un’agenda almanacco molto particolare per un anno tutto dannunziano, un tempo dell’anima lungo una vita dove scorrono pensieri, episodi, incontri, amori, passioni, letture dei Barbanera. Ad esempio, se si apre l’ “Agend’Acco” sul 22 luglio si potrà godere delle parole colme di passione di una lettera scritta, in quello stesso giorno del 1891, all’amante Barbara Leoni: “Ho pensato sempre a te, sempre. Perdonami. Non posso più. Domani. Forse. Ti adoro. Ariel”. Quanto all’amore di D’Annunzio per il Barbarnera fu lo stesso poeta a confidare, in una lettera scritta al parroco di Gardone nel 1934, che il libro del suo capezzale non è l’Iliade, né l’Odissea, né l’Alcyone, ma quello “ove s’aduna il Fiore dei tempi e la saggezza delle nazioni: il Barbanera”. Perché il Barbanera era un amico fidato del Vate, appartenente ai suoi ricordi d’infanzia, quando in casa lo leggeva l’amatissima madre. Ai giardini del Vittoriale a Gardone Riviera, luogo in cui d’Annunzio visse gli ultimi anni della sua vita, si trova anche un uliveto, dove è possibile cogliere ancora oggi momenti della lunga storia tra il lunario di Foligno e il celebre poeta: quegli ulivi sono infatti giunti lì proprio dall’Umbria, dal monte Subasio, alle cui pendici si lavora ancora oggi al Barbanera. Ad inviarli all’illustre “lettore” l’editore dello storico Lunario.

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s