Quanto zucchero?

Carbonara e caffè con Andrea Cacciavillani

intervistaac

B: Eccoci qua, io mi prendo il quarto caffè della giornata, e tu?

A: Io il decimo. No, forse sono solo quattro, come te. Ma la giornata è lunga e fuori piove.

B: Già, ma sulla poesia per fortuna non ci piove. Ho visto che stai presentando il tuo “Minore di Diesis” in giro per l’Italia…come va, soddisfatto?

A: Quando giro per presentare un libro sono sempre soddisfatto. Ma mi interessa anche la soddisfazione degli altri. Di quelli che partecipano alle presentazioni e poi mi fermano, mi chiedono, mi stringono la mano. Anche di quelli che non comprano il libro. Sono comunque certo che che gli è piaciuto, anche se lo lasciano sul banchetto. Come sta andando posso dirtelo tra qualche tempo. Sono alla seconda presentazione ma me ne attendono subito altre due. Ma le aspettative di soddisfazione sono positive molto di più di quelle sullo spread.

B: La poesia, e l’economia… 😉 Che risposte può dare la poesia, in questi tempi difficili, secondo te?

A: La poesia (secondo me) non da risposte. Ma fa qualcosa di più importante: solleva gli animi, ti fa vedere la vita da diversi punti di vista non solo quello economicofinanziariocondeficitecrisi. La poesia è una delle forme di comunicazione più belle che ci sono perché, tra l’altro, ti permette di parlare senza essere interrotto continuamente (lo diceva Jules Renard riferendosi alla scrittura). Riesce a darti una consapevolezza di te stesso perché scava nelle tue paure, nelle tue inibizioni. Non ti permette di mettere paletti, fili spinati, e chiavistelli. Noi non abbiamo bisogno di risposte ma di domande da porci, che non sono domande scandalose, ma è l’interrogativo che al di là di una sua risposta ti permette di fare passi importanti nella ricerca di significati che diamo alla nostra vita, prima singolarmente e poi in condivisione con gli altri.

B: Questa dimensione di continua ricerca – forse senza approdo – mi pare che sia molto presente nella tua ultima raccolta che, oltretutto, a proposito di “condivisione”, nasce dall’incontro poetico con Fabiana Grasso. Ma veniamo agli esordi: quando e come è nata in te, l’esigenza di raccontarti (e scoprirti) in versi?

A: L’esigenza è nata improvvisamente qualche anno prima di mettermi  realmente a scrivere. Inoltre è un’esigenza non solo verso la poesia ma verso la scrittura creativa in generale.
Ma ho sempre ricacciato indietro questo desiderio perché mi sembrava una velleità passeggera e anche perché ha stupito molto più me stesso visto che il diventare scrittore non era contemplato nel mio destino. Almeno fino ad allora.
Nel 2001 circa, sempre improvvisamente, mi sono messo a scrivere come preso da un raptus. Segno evidente che la natura ha sempre il sopravvento . E da allora non ho più smesso. Ho messo radici nello sconfinato, misterioso e meraviglioso giardino della creatività.

B: Una creatività a tutto tondo, che abbraccia la musica e il teatro….giusto?

A: Mi piace molto la narrativa. Mi piace inventare storie, costruire personaggi pieni di umanità. Raccontare segmenti importanti della loro vita, punti di svolta, scelte fondamentali, paure, speranze. Scrivo perché amo il lieto fine 🙂
Sì anche teatro con un testo che adesso è in “lavorazione” per una successiva messa in scena. Vedremo “gli scuri” cosa ne diranno 🙂
E anche le canzoni, che sono una delle forme di poesia che mi da più senso di pienezza.

B: Si scrive meglio a stomaco vuoto o a stomaco pieno? (Si avvicina l’ora di pranzo n.d.r. ) Insomma, scrivi di notte, di giorno, al mattino oppure ogni momento può essere quello buono?

A: Non scrivo mai di notte, altrimenti mi viene fame e poi non riesco a dormire 🙂
Quindi direi che si scrive per aumentare la fame, per far dilatare lo stomaco della fantasia.
E liricamente parlando una carbonara prima o dopo una poesia non ci sta per niente male. Il gusto e il rispetto per questo e altri sensi sono già di per sé una poesia. Poi basta, semplicemente, trascriverla e portarla ad ebollizione 🙂

B: Con quale poeta ti mangeresti un bel piatto di carbonara?

A: Con Bukowski e te.
Se troviamo Stefano Benni magari ci prendiamo insieme a lui un amaro a fine cena.

B: Ci sto! Poi però, dopo l’amaro, rifacciamoci la bocca con qualche bel verso. Vorresti regalare agli amici del blog una tua poesia che ti sta particolarmente a cuore?

A:

La quadratura del nulla”

Si scrive come si vive!

 

E allora io chi sono,

che come un ladro mi rubo gli occhi

per avere sempre un cielo tra le mani.

 

Annuso i venti bassi

di un’esistenza che cammina,

seduto come un clochard

sulle facili architetture della mia vita,

per ingannare le ore

ma non il tempo.

 

Io che cesello la bellezza

nelle pieghe della pelle;

io falsificatore di promiscuità,

ammaestratore di brividi

corridori inesperti ed essenziali dell’anima.

 

Cercatore di angoli dietro i quali sparire

fino a capire che si possono solo svoltare

come i fianchi languidi

di un vento appena passato.

 

Io padre dei miei sbagli

più che delle mie parole…

che se si potessero cantare,

allungando la schiena

contro l’universo,

farebbero vedere (finalmente)

i miei sogni

tra pentagrammi di stelle.

B: Meraviglia. Ora ti chiedo qual è il tuo sogno più grande e ti lascio andare 🙂

A: Il mio sogno più grande? Ci sto lavorando. Credo che sia importante non soltanto continuare a sognare ma costruirsi dei sogni sempre più grandi da inseguire. La meta non è importante così come il percorso fatto per arrivarci.
Io non sono come Giulietta (“Giulietta e Romeo” n.d.r.), non sono fatto della stessa materia di cui sono fatti i sogni. Ma sono attratto dalla materia di cui sono fatti i sogni.
Non da Giulietta però che insieme a Romeo ha già fatto troppi casini 🙂

B: Ti ringrazio, e ti auguro sogni sempre più grandi e più vicini!

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