Quanto zucchero?

Il suono della poesia. Al PoesiaBar con Giovanni Peli

GIOVANNIPELI

Oggi al PoesiaBar ho incontrato Giovanni Peli, poeta, paroliere, musicista e cantautore. Ecco cosa mi ha raccontato, davanti a due caffè:

Barbara: Ciao Giovanni, come va? Io prendo un caffè macchiato…e tu?

Giovanni: Ciao Barbara! Benone! Io un caffè doppio, grazie.

Barbara: Perfetto! E la poesia, secondo te, come sta?

Giovanni: La poesia vivacchia. Se la prende comoda.

Barbara: Anche i lettori a volte se la prendono comoda, no? Bisogna spronarli un po’…tu che sei anche un cantautore, pensi che la musica possa aiutare a far vivere le belle parole, a farle entrare nel cuore dell’ascoltatore?

Giovanni: In realtà credo che i lettori stiano proprio male. Sicuramente vanno spronati, ma la cosa è complicata, bisogna contare sulla tenacia dei migliori insegnanti e dei migliori bibliotecari, prima di tutto. Poi, come autori, noi dobbiamo solo essere autentici e non smaniare di essere letti o comprati, è difficile, perché la nostra è un’attività che richiede tempo sforzo e danaro… La musica aiuta sicuramente, ma per quanto mi riguarda non è lo zucchero che fa andare giù meglio la pillola… semplicemente la musica e le parole possono unirsi in tanti modi diversi, il risultato è un’altra forma d’arte che deve essere anch’essa autentica… e poi si vedrà…

Barbara: L’educazione alla lettura è importante, e sono d’accordo con quello che dici: non bisogna smaniare (eppure, oggi, è sempre più forte questa tendenza all’autopromozione selvaggia). Pensi che i social network come Facebook abbiano aiutato, in qualche modo, la diffusione della poesia?

Giovanni: L’autopromozione è importante in un periodo come questo in cui la situazione dell’editoria è quanto meno confusa… un autore, più o meno da solo, può benissimo fare ciò che offrono molti editori, soprattutto in poesia che ha così poco mercato. Anche i social network sono fondamentali e sì, sono sicuro che facciano del bene per la diffusione della poesia, ma la diffusione non è tutto. Sullo smaniare: pensavo non tanto alla diffusione quanto alla qualità e all’autenticità dell’opera: è evidente che i “numeri” aumentano se si forza l’ispirazione per avere più lettori.

Barbara: Allora, forse, invece di “smaniare” e produrre poesia in quantità industriale, sarebbe bene dedicare il proprio tempo alla lettura degli altri, contemporanei e classici. No? Io in borsa ho “Il mestiere di vivere” di Pavese (oggi, oltretutto, 27 agosto, ricorre l’anniversario dalla scomparsa). Tu che ti leggi di bello?

Giovanni: Sulla quantità non saprei, ognuno fa i conti con se stesso. Sicuramente non è possibile scrivere senza leggere costantemente, ma mi auguro che sia una banalità da dire. Stanotte ho ripreso con grande piacere la lettura delle poesie di Antonio Porta, ho appena finito “L’arte della fuga” di Pontiggia, un capolavoro che non avevo mai letto. Altra recente lettura appassionante il saggio di Guidorizzi “Il compagno dell’anima”, su il sogno nella letteratura greca. Spulcio “Il nome della rosa” e “Le città invisibili” nell’attesa di innamorarmi di qualcosa d’altro… Ovviamente intercalando tutto con “Io Paperino”.

Barbara: Bene. Ora però parliamo della tua poesia. Prima dicevi che l’ispirazione non va forzata. Ma quanto conta, in poesia, la disciplina? Leggendo il tuo “Il passato che non resta” ho sentito molto l’urgenza di comunicare, ma con un’attenzione particolare per il ritmo e la musicalità della parola… (P.s. Adoro Paperino! )

Giovanni: Certo. L’ispirazione è una sorta di forza misteriosa ma comprende l’esigenza di utilizzare tecniche. Senza il bagaglio tecnico proprio di un’arte c’è la mera comunicazione, una cosa molto diversa. Il ritmo e la musicalità in poesia sono fondamentali e mi piace molto creare strutture, testi coesi, sorretti proprio da questi due aspetti, ci sono molti modi per farlo e nella mia piccola ma già piuttosto lunga ed intensa esperienza variegata di scrittore (diciamo così per brevità!), mi sono cimentato con alcuni di essi…

Barbara: Mi viene in mente questo tuo verso: “Era un ballo, una canzone, una poesia, un canto di vita, un canto generale!” …perché tu, oltre ad essere poeta e cantautore, scrivi anche per il teatro, sei librettista e paroliere…

Giovanni: Sì… quando io ero bambino e adolescente seguivo i passi di mio fratello maggiore che dirigeva una compagnia teatrale… la magia del teatro è insostituibile… lo calco cantando, ma non ho un’indole istrionica, tutt’altro, perciò l’unica dimensione con cui potevo avvicinarmi meglio al teatro è quella da autore… ho la fortuna di conoscere compositori che fanno teatro musicale. Entrare in una vera macchina teatrale è veramente bello e si scopre cosa significa lavorare in equipe per realizzare un progetto artistico comune. Ma anche fare album musicali a volte necessita di una squadra… che dire, perfino un libro di poesie ha bisogno di persone che lavorano insieme. Non so se artisticamente sono tante cose come molti dicono, voglio soltanto essere me stesso e continuare a fare esperienze diverse portando la mia firma da zampa di gallina! 

Barbara: E allora mi scrivi due versi che ti stanno a cuore qui, sullo scontrino, da dedicare agli amici del blog? 

Giovanni: Tre: canto l’ombra sul punto di svanire/ che per esistere lotta contro il tempo:/ il crudele atto d’amore della verità.

Barbara: Grazie di cuore, per il tempo e per le parole!

 Se volete conoscere meglio Giovanni, questa è la sua pagina Facebook. A presto! 🙂

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4 thoughts on “Il suono della poesia. Al PoesiaBar con Giovanni Peli

  1. Brava che hai in tasca il mestiere di vivere… e bravo Giovanni: ” canto l’ombra sul punto di svanire/ che per esistere lotta contro il tempo:/ il crudele atto d’amore della verità”.

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