Letture al tavolo

Le “Brezze Moderne” di Pietro De Bonis

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Quelle di Pietro De Bonis, edite da Lupo Editore (2012), sono “Brezze moderne” che fin dai primissimi versi si indirizzano verso l’altro, verso un “tu” cercato, oggetto di un amore contingente e insieme senza tempo come lo è anche la natura, spesso evocata dal poeta quale cornice privilegiata dei momenti di amore e passione (“Curami coi gesti della Natura”), oppure assunta nella propria carne, senza distinzione: “Ogni sera piove/ io mi arrotolo/ nel luccichio del fango/ bevo guerre limpide.”.
Ma senza troppa gravità: la poesia di Pietro De Bonis è un rincorrersi giocoso di emozioni variegate e registri diversi, dove il dolore incontra l’ironia, dove la forma libera si alterna alla rima e il poeta si sente a volte bambino, a volte Dio (“Ci sono disegni di giorni da cancellare/ e sogni fantastici da disegnare./ Nei primi mi sento un bambino/ che ha perso il ciuccio/ nei secondi Dio che canta e danza/ sulle note d’Eternità della Vanoni.”)
Nelle “Brezze moderne” c’è spazio infatti per tutte le contraddizioni del tempo presente, per il sacro e per il profano, per la sensualità e per l’amore platonico, per lo slancio intimo e per il pensiero sociale, per l’inglese così come per la forma dialettale.
Per la poesia che, attraverso gli “Intermezzi” in prosa, approda all’ arguzia dell’aforisma.
Eppure, in questo quadro poetico così multiforme e composito, c’è una dominante di luce che all’occhio non sfugge, forse anche per i continui richiami al cielo, al sole, alle stelle: “Da bambini la notte è blu/ da grandi invece è nera, / l’unico colore che non cambia mai/ è il giallo delle stelle.” Forse è la luce di quel Dio, spesso nominato nella raccolta, che si diverte a scendere tra le cose e tra la gente, incarnandosi nell’amore, nella natura, nelle sue bellezze (“La mia donna sarà la mia libertà/ e Dio nei nostri gesti insieme.“)
O forse, quella luce, è la luce della poesia, semplicemente: “Esiste la poesia/ allora esiste Dio!/ Come quando non conosci i dolori/ ma vedi lo stesso gente piangere.”

Scenario

Se mi canterai

il posto nostro non sarà nel teatro dei sogni infranti

ma in quello dei sogni infanti.

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