Quanto zucchero?

Un caffè corretto con Antonio Lillo

lillo

Oggi al Poesiabar è venuto a trovarmi Antonio Lillo, editore di Pietre Vive, poeta, fotografo.

Barbara: Ciao Antonio, benvenuto al Poesiabar. Io oggi ho bisogno di un caffè doppio – e magari di un cioccolatino con su scritta una poesia – … tu che ti prendi?
Antonio: Caffè corretto. Non lo bevo sempre, non vorrei dare quell’idea, ma bevo molto caffè, quello sì. Bevo anche molta grappa. Ogni tanto ci sta che finiscano insieme nella stessa tazza.
Barbara: Questa scelta mi fa pensare che sei uno che ama mettere insieme le passioni… penso a te come poeta, editore di Pietre Vive ma anche come appassionato di fotografia…
Antonio: Ma sai, io ho praticato negli anni molti linguaggi e ti devo dire che alla fine, al di là delle differenze spicciole, non è che ci sia poi molta differenza. Voglio dire che puoi fare foto o scrivere poesie o suonare il sax, che sono tutti linguaggi specifici (ma sono appunto linguaggi, e quindi veicoli), ma quello che conta davvero è avere una poetica tua, forte, avere cioè un tuo mondo interiore ed espressivo che ti contraddistingua o a cui puoi ritornare quando ti perdi… la poetica determina la tua cifra stilistica, il resto sono solo regole: come impostare l’otturatore, come scrivere un endecasillabo, tutte cose che fra l’altro io non so ancora fare…

Per quanto riguarda la casa editrice invece, non so se si possa parlare di un diverso linguaggio in cui mi esprimo… diciamo che l’ho creata perché mi ero un po’ stancato di pagare gli editori, quindi mi sono detto: “e se ne creassi una io, direttamente, sul modello della Citylights di Ferlinghetti (quindi fatta con pochi mezzi, in cucina, ma molto etica)? In questo modo riuscirei a stampare i miei libri e quelli di altri poeti che mi piacciono senza che debbano sborsare denaro… è nata così, insomma, non facciamo enormi tirature, non abbiamo una distribuzione nazionale, però facciamo buoni libri, cerchiamo di non chiedere soldi agli autori… ammetto però che è una faticaccia immane… il futuro ci dirà…”
Barbara: Quali sono, secondo te, i canali migliori di promozione della poesia? Gli eventi che fanno dialogare l’arte poetica con altri linguaggi artistici (per riprendere il tuo discorso), ad esempio, possono essere utili a portare la parola poetica tra le persone? Qual è la tua esperienza di autore ed editore in merito?
Antonio: Aspetta, ma noi parliamo di poesia o di libri di poesia? Perché se parliamo di poesia secondo me il canale migliore in assoluto è Internet, c’è una tale diffusione di poesia in Internet da togliere il fiato, dai classici ai nuovi autori, in maniera ammetto a volte un po’ indiscriminata. Certo, veicolata meglio avrebbe un impatto ancora maggiore. La cosa straordinaria è che questa poesia vive in totale assenza di un supporto scolastico che, se ci fosse, raffinerebbe i gusti del pubblico. Invece che succede: ti dicono che la poesia non vende, eppure tutti la leggono, la citano, la twittano o la condividono in bacheca, molti la scrivono, insomma il linguaggio poetico vive ed è in buona salute. Non vende, tutto qui. In libreria no di sicuro, spesso alle presentazioni. Poi aggiungo che non vende in Italia, ma in molti paesi all’estero vende e tanto, e nei paesi dell’est un poeta ha la stessa dignità artistica di un romanziere, i libri di poesia li trovi in primo piano sui banconi al centro delle librerie e non in fondo agli scaffali. In Italia c’è molto provincialismo riguardo alla scrittura in genere, figurarsi in merito alla poesia. Qui diciamo che manca, spesso, anche la dignità artistica e la poesia viene relegata nel reparto hobbystica di lusso. Anche i reading funzionano bene, devo dire, ultimamente si stanno diffondendo i poetry slam, a volte in maniera un po’ ingenua (con tutti che giocano a fare i “Bukowski ubriachi”), però anche quello è un altro segno di vita. La gente è interessata. Poi perché comprino dieci euro di libro invece che di prosciutto occorrerebbe agire prima, in età formativa, e promuovere da oggi nuovi sistemi di diffusione, l’e-book ad esempio, con l’idea che forse non domani ma di sicuro dopodomani ci sarà solo quello, poi fare un lungo ragionamento sui prezzi, che sono troppo troppo alti. Io come editore i miei libri li vendo tutti a un prezzo compreso fra i 5 e i 10 euro. Non ci diventerò ricco, però copro sempre le spese, e anche il libro più difficile a 5 euro la gente se lo compra.
Quanto alla mia esperienza di autore-editore che promuove se stesso, è disastrosa direi. Pubblicandomi da solo i libri spesso e volentieri finisco per regalarli. Dovrei cercare quindi di pubblicare solo gli altri per evitare di indebitare la casa editrice con le mie cose.
Barbara: Che caratteristiche deve avere un manoscritto per convincerti a pubblicarlo? Se è vero che “molti scrivono” non si può negare che tanti lo facciano in modo ingenuo…
Antonio: Allora, io dirigo la collana di poesia, che guarda caso si chiama come me, iCentolillo: non è un nome che gli ho dato io, non sono così presenzialista, però serve a dare meglio l’idea di cos’è. Per cominciare l’ho pensata io, e funziona in una certa maniera. Le altre funzionano diversamente, c’è un comitato di lettura ecc. ma per quanto riguarda la collana di poesia, decido solo io, in base al mio gusto. Quindi deve piacere a me, né più né meno che quello. Questo ovviamente è già un grosso limite. L’altro è che essendo noi una piccola casa editrice che non ha grandi margini di budget, ci siamo imposti di pubblicare nella collana di poesia (quindi senza esborsi per gli autori) massimo quattro titoli all’anno. Questo impone che il manoscritto debba piacermi al 100%, perché se deve emergerne uno ogni tre/quattro mesi fra varie proposte, la lotta si fa parecchio dura. In genere, quando posso, tendo a privilegiare gli autori alla loro prima esperienza editoriale.
Barbara: Anche se non sei un presenzialista ora vorrei parlare di Antonio Lillo poeta. Anzi, ci regali una poesia?
Antonio: È difficile, in genere ho due anime in scrittura che non si conciliano tanto, una più mite e ironica, alla Tonino Guerra per intenderci, un’altra più irruenta, specie sotto il profilo erotico amoroso, fortemente catulliana. Tu a questo punto dirai che sono un Gemelli, e invece sono un Capricorno… comunque te ne passo una che credo dica molto di me, ed apre il mio secondo libro, ormai introvabile, che non piace proprio a tutti ma a cui tengo molto, e che si chiama appunto Viva Catullo… la poesia è del 2009 o 2010…

PAROLA

La perfezione dell’amore, c’insegnano i maestri
dura appena poche ore, il tempo
d’una parola suggerita unicamente dall’istinto
di un accoppiamento, fa tremare.

Anch’io febbricitante ho scritto parole perfette
giuramenti d’amante ferito
da lasciarti al mio posto al mattino
come baci d’addio sul cuscino
e ora ch’è tardi, sempre più tardi mi accorgo
di non averla mai attesa una tua risposta
pretenderla adesso sarebbe da sciocchi.

Ma tu tieniti stretta ogni parola, proteggila per me
perché domani certo non tornerà uguale
non con la stessa intensità, sarà vecchia
e densa e ponderata ogni sua sillaba
non avrà più poteri per spalancarci mondi
in cui noi saremmo stati eterni.

Io non l’ho mai conosciuta una parola così
l’ho appena sfiorata e ancora la sogno
nei pomeriggi al cinema, in tutti i lietofine.

Barbara: Grazie, da appassionata di poesia e innamorata dell’amore (segno Toro) ho molto apprezzato. Un’ultima curiosità: con quale poeta o poetessa vorresti bere un caffè corretto?
Antonio: Tonino Guerra, di sicuro. Oppure un poeta della canzone, Enzo Jannacci.

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