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Infinito in scatola con Paolo Musano

musano

Infinito in scatola, di Paolo Musano, non è soltanto un e-book di poesie. È un esperimento. Un testo aperto ai suggerimenti, alle integrazioni, al dialogo con i lettori. Tutto attraverso Twitter.

Cerchiamo di capire qualcosa di più su questo progetto direttamente dalle parole dell’autore che è venuto a farmi visita al Poesiabar.

 

B: Paolo, “Infinito in scatola” è un titolo che lascia ben sperare… ci parli di questo tuo progetto?

P: Ciao Barbara. Innanzitutto ti rigranzio per avermi ospitato nel bellissimo spazio di Poesiabar. “Infinito in scatola” è un titolo che può sembrare un po’ pretenzioso, ma nasce dal fatto che ho sempre avuto un debole per il simbolo dell’infinito. Era anche il simbolo preferito dello psicoanalista Carl Gustav Jung che lo vedeva come la rappresentazione dell’eterna totalità del divenire, il serpente che si morde la coda. Non è un caso che sia presente anche nel logo del mio blogInfinito Elettrico. Quando pensiamo all’infinito, probabilmente, la prima associazione mentale che facciamo è quella con “poesia”. La ragione che tutti conosciamo è il capolavoro scritto da Giacomo Leopardi, “L’infinito”: senza ombra di dubbio l’archetipo di ogni poesia. La poesia ha proprio questo potere: la capacità di trascendere tempo e spazio, facendoci cogliere l’ineffabile, il senso profondo delle cose, emozionandoci e a volte regalandoci illuminazioni inaspettate. Tutto questo nello spazio di qualche verso. È un miracolo, se ci facciamo caso. Quale miglior titolo allora di “Infinito in scatola”?

B: Credi che le precise modalità espressive di Twitter possano ben coniugarsi con la poesia?

P: Tra tutti i social network, Twitter di sicuro è il mio preferito e quello che mi diverte di più. Credo che sia perfetto per la poesia. Il limite del 140 caratteri, in realtà, costituisce un pregio, perché ci fa entrare in flussi creativi e di pensiero che somigliano molto ai vincoli metrici che devono rispettare i poeti quando, ad esempio, scrivono un sonetto. In Italia non ci sono ancora molti esempi di utilizzo creativo di Twitter a scopi letterari o poetici. L’unico che mi viene in mente è quello di TwLetteratura. Negli Stati Uniti, invece, già da qualche anno ci sono progetti interessanti. Il New York Times, per citarne uno, su Times Haiku pubblica le breaking news del giornale sotto forma di haiku . Le mette insieme un BOT, un algoritmo automatico. La redazione poi sceglie le migliori composizioni e le ripubblica sul profilo Twitter ufficiale del NYT.

Allora mi sono detto: perché non usare Twitter per promuovere il mio libro di poesie? Ho creato un profilo ufficiale del libro ( @versinfiniti ) e due hashtag (#versinfiniti e #versieterni ) con i quali invito i lettori a commentare i miei versi o a proporne di propri, se sono particolarmente significativi: qui le istruzioni per partecipare.

Potete scaricare l’ebook gratuitamente sull’ IBook Store oppure potete leggerlo in formato PDF.

B: Spesso i lettori di poesia sono affezionati alla carta. Qual è la risposta del pubblico, fino ad ora?

P: Questa è una domanda fondamentale per un autore, nell’epoca del digitale. Prima di tutto, bisogna smontare dei luoghi comuni. È vero, l’industria culturale è in forte crisi. L’editoria tradizionale e i giornali ancora di più. Ma non è vero che si legge sempre meno. Credo che si legga addirittura di più, adesso che i tablet e i dispositivi mobile sono diventati un fenomeno di massa. Solo che si legge in maniera diversa, con tempi diversi e con una soglia di attenzione diversa.

La poesia, purtroppo, ha sempre rivestito un ruolo marginale nel mercato editoriale. Soltanto i grandi gruppi editoriali possono permettersi di pubblicare collane di poesia a perdere (cioè con ricavi inferiori alle spese). Tutti gli altri editori inevitabilmente chiedono un contributo, più o meno lecito, all’autore. Con l’avvento del digitale e degli ebook, tuttavia, mi sembra che stia avvenendo un vera e propria rinascita della poesia. Si stanno affermando piccole case editrici digitali molto interessanti che pubblicano gratuitamente poeti anche esordienti in formati digitali arricchiti con un potere visuale molto forte. Il digitale permette facilmente l’ibridazione tra testo, video e immagini con possibilità che fino a qualche anno fa erano impensabili.

Io ho scelto di autoprodurmi e autopubblicarmi gratuitamente sull’iBook Store della Apple (utilizzando iBooks Author) per avere un maggior controllo sul mio libro e sfruttare l’interessante possibilità di aggiornarlo, con nuove poesie e nuove sezioni, come un software “opensource”, con il contributo e le suggestioni dei lettori.

La risposta del pubblico, finora, è timida, ma sono fiducioso. Sono ancora all’inizio della promozione. Credo, tuttavia, che sui social media, se abbiamo costruito network di valore, si possa generare serendipity, cioè si possano fare scoperte di valore inaspettate, magari grazie a un legame debole, a un amico di un amico che ci dice qualcosa che ci svolta la giornata o la storia che stiamo scrivendo o il progetto a cui stiamo lavorando.

Naturalmente è molto difficile essere bravi. Così come chi vuole fare il giornalista oggi deve essere anche un esperto di social media (e cominciare a studiare da data editor), anche chi scrive poesie e romanzi deve muoversi benissimo nella Rete ed essere il miglior agente di se stesso. Purtroppo non si scappa. È una questione di sopravvivenza: o ci si adatta, o le persone e Google prima o poi si dimenticaranno di noi. Spero di avervi incuriosito almeno un pochino.

Leggete “Infinito in scatola”, interagite su Twitter con l’hashtag #versinfiniti e se volete, venitemi a cercare anche su Facebook, Instagram e Pinterest. Vi aspetto con piacere. A presto e grazie mille a Barbara.

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