Letture al tavolo

Chirurgia d’affetto

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Chirurgia d’affetto” di Emanuela Carniti Merini, edita da Onirica, è la voce della poesia che colma l’inconciliabile, a partire dal contrasto tra le due parole del titolo, così apparentemente lontane.
La penna, all’interno di questa raccolta, è una sonda che scava nei meandri del corpo e nei cunicoli dell’anima, è uno strumento chirurgico-poetico di precisione, che libera i mali e si fa mezzo di cura e conoscenza interiore.
Perché nulla in questa silloge sembra dato a priori, ma si avverte tra le righe un percorso di ricerca del sé, “una visione senza parto/della vita intera“, una “Gestazione” (titolo della poesia che apre il libro), un travaglio complesso che svela l’autrice a se stessa, e che conduce insieme alla scoperta di un ricco e variegato universo femminile, dove vivono altre donne, madri, bambine. Anche in quest’ottica la poesia è qualcosa che avvicina, un tempo dell’anima che fa convivere la leggerezza dell’infanzia con le consapevolezze dell’età adulta, in una osmosi sempre aperta e benefica la quale affiora anche nella scelta della parola, dalla più classica a quella più moderna: la stessa dedica della raccolta recita “Al bambino che osserva/ All’adulto che piange/ A chi è in cerca…“.
Una ricerca dolorosa che mai sfocia nell’autocommiserazione ma che tenta di ricucire, col filo rosso della poesia, ogni lacerazione: anche i punti esclamativi, frequenti in chiusura delle liriche, sembrano conquiste, slanci di coraggio, affermazioni di visioni della vita velate, nonostante tutto, di positività: “E solo allora/ riemerge/ dall’anima incatenata/ un bagliore:/ inveterata vitalità!
Perché quell’anima in catene che tenta di liberarsi è la metafora di una raccolta poetica tutta permeata da un intreccio tra corpo e anima compattato dal verso, senza soluzione di continuità tra la materialità e l’immaterialità, tra la speranza e il ricordo. Pezzi di vite, carne e sentimento che si ricompongono, oltrepassando l’autoreferenza nel nome dell’umanità e dell’ “unità del Mondo“.
Per mezzo poesia il particolare, il concreto, si apre prima al sentire, a quel che c’è dentro, e da lì, all’Altro, abbracciando così l’intero universo:

La mia dimora
permeata di bava
come lumaca stanca
sembra immobile
ma vaga silenziosa
tra le contrade del tempo

Attende
sommamente
non più la bambina
ma l’essere millenario
su cui
forgiare
la sua vera dimensione.”

 

IL LIBRO SUL SITO DELL’EDITORE

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