Poetici incontri / Quanto zucchero?

Poesia come incontro. Un caffè con Alba Gnazi

albagnazi

Barbara: Ciao Alba, felice di incontrarti qui al Poesiabar. Io vado col solito caffè – stavolta con un po’ di panna, che fa freddo – … cosa ti offro?

Alba: Buongiorno a te! Per me un caffè con poco zucchero e senza latte, grazie!

Barbara: Dopotutto , per citarti…“Abbondo di lattea pazienza”. E allora ti chiedo: credi anche tu che la poesia oggi, abbia bisogno di pazienza (e forse anche di poco zucchero)?

Alba: Per la poesia ci vuole pazienza. Sì. Mi spiego meglio: la pazienza è una forma di cura e amore. Richiede un cuore disposto alla scoperta, all’attesa. Per coltivare Poesia, occorre ci sia poesia : letta e da leggere. Credo sia questo, in primis, lo strumento principe di un animo proteso alla Poesia: la lettura di tanta poesia, di tantissimi poeti, delle espressioni ed evoluzioni poetiche più antiche e recenti. In secundis, credo ci voglia pazienza verso sé stessi, quando ci si imbatte nel proprio poetare per la prima volta e mentre lo si osserva crescere, cambiare. Ci vuole pazienza, ci vuole entusiasmo, ci vuole disciplina, ché la Poesia ha sempre un piede sulla porta, detesta i frettolosi e gli impazienti, scappa davanti alla superficialità…. e allo zucchero (tiene ai suoi denti e alla linea, dice ), inteso come sdolcinatezza.
Poesia è feroce, pura, a tratti devastante.
Possiede ferocissimi accenti di delicatezza.

Barbara: Non posso che essere d’accordo con te: poesia come apertura all’altro e come ri-scoperta – continua – del Sé. Tu, che sei anche una insegnante di scuola primaria, credi nell’educazione alla poesia? Penso che la scuola possa – e debba – fare molto per far passare la poesia come un qualcosa di bello, necessario, magari anche divertente… togliendole di dosso quella pesante aura di materia polverosa e meccanica…

Alba: La scuola può, i bambini possono aprirsi al discorso poetico e percorrere lunghi tratti sui sentieri della Poesia, che sono polverosi e asettici solo se non li si intraprende con lo spirito adatto, che è quello della scoperta. Quindi chi, più dei bambini, professionisti della ricerca e dell’allegria, potrebbe darsi alla poesia? Per esperienza diretta, inoltre, aggiungo che i bambini sono naturalmente portati a ”vedere” e percepire Poesia : sono loro, il più delle volte in modi inediti e sorprendenti, che ci prendono per mano e ci guidano dove Poesia alloggia; loro, a farci sedere accanto a Lei, a respirare quel che porta tra i capelli. A farci riscoprire, intuire, emozionare, innamorare (ancor più) di Lei.

Barbara: E tu Alba? Quando hai sentito per la prima volta la mano della poesia? Hai in mente un episodio, un incontro, o l’hai tirata fuori piano piano da dentro?

Alba: Mia madre dice che scribacchiavo ovunque. Ho cominciato coi muri, poi ho ristretto le superfici, trovando sfogo e accoglienza nei fogli. Non ho una percezione precisa del mio essere in poesia. Scrivevo ovunque, in qualsiasi situazione. Leggevo molto. Molto. Era un bisogno insopprimibile, quello della lettura. Credo di aver capito che mi stavo proiettando nel discorso poetico intorno ai diciotto anni, quando scrissi dei versi “facendo attenzione”.

Barbara: Una bella storia di responsabilità poetica! Perché, non so se sei d’accordo, io credo che la poesia abbia bisogno di un approccio responsabile… e la lettura, come dicevi, è fondamentale. Un poeta a cui stringeresti la mano?

Alba: Più che d’accordo. Mi piace la dicitura “responsabilità poetica “, implica impegno e determinazione, resistenza e passione. Vorrei poter stringere la mano a tanti poeti con cui ho “camminato” e da cui ho appreso, tramite cui ho compreso. Un ruolo particolare nella mia vita lo ha avuto T.S.Eliot. Prima ancora, da studentessa, Montale. Potendo, e se qualcuno mi garantisse che non scoppierei a piangere, stringerei la mano a Pasolini e a Sylvia Plath, diversissimi in tutto, eppure così definitivi e struggenti entrambi, se mi è consentito…

Barbara: Ti è consentito e lo condivido, col pensiero che la poesia sia un filo rosso che lega diversità, toccando punti nevralgici dell’umanità. Hai nominato Pasolini… tu credi che la poesia abbia un valore sociale? Intendo come atto di ascolto e condivisione, indipendentemente dalle tematiche… si può partire da un approccio poetico per cambiare le cose piano piano, dal piccolo e dall’interno?

Alba: La risposta è sì. Sì a tutto tondo. Anche quando la poesia è intima e dai toni più personali, sfiora e coinvolge ampie sfere del sentire umano. I libri che leggiamo, gli incontri che facciamo, le scelte che prendiamo o ci prendono; ogni realtà – consapevole o meno -, le distanze e le presenze: tutto e ogni cosa ci rende appartenenti. Inseriti o sconnessi, ma comunque espressioni di un vivere, di un habitat ( esteriore ed interiore ), di un’era, di una o più culture. La Poesia non può essere ” altro ” da questo, poiché scrive, interpreta e ragiona sul tempo e sui tempi, nel tempo e nei tempi.

Barbara: Mi piace questa tua lettura, perché tocca la radice pura e comune della poesia, oggi un po’ dispersa dalla vanità e dall’autoreferenza, come si può vedere bene nei social network… cosa ne pensi di questo atteggiamento verso la parola poetica? E cosa ne pensi dell’abuso della parola “poeta”?

A questo proposito vorrei citarti dei versi di Anna Maria Farabbi, tratti da “Abse”, che mi hai richiamato alla mente con le tue parole: “Io credo nella poesia. E credo che la poesia non ha vinti né vincitori né graduatorie./ Io credo che la sua potenza sia disarmante: toglie armature, duelli, eroismi, tattiche sanguinarie per la conquista della corona. Dirsamante, appunto, perché scintilla nella sua nudità.”

Alba: Versi pieni e fecondi, questi, di cui condivido il senso e l’essenza…
Credo che il rischio dell’autoreferenzialità sia sempre in agguato. Risparmia solo se ci si mette in atteggiamento umile e profondamente autocritico. Se si considera l’altro, il poeta che leggo o di cui leggo, una risorsa e una ricchezza, un confronto per la crescita.

Barbara: Tu oltretutto curi anche un blog molto interessante nel quale pubblichi testi di autori noti e meno noti, quindi conosci bene il valore della poesia come apertura e incontro. Ma anche come dono. A questo proposito, mi piacerebbe tanto se dedicassi una tua poesia agli amici del Poesiabar che ci leggono, prima di salutarci.

Alba: Molte grazie per la menzione al blog La ”creaturina” nasce con le migliori intenzioni poetiche, prima aveva un altro nome, che poi ho modificato in Moti convettivi, prendendo in prestito dalla fisica astronomica. L’idea è, in breve, quella del punto di attrazione, della fonte che convoglia a sé l’energia che poi sprigiona e diffonde ovunque – energia, in questo senso, poetica, con radiazioni positive e vitali, quelle costituite dalle voci poetiche che danno vita al tutto.

Sono i ”miei” poeti, quelli del passato e del presente; la gioia quotidiana; quelli che fanno dono di sé senza remore e parsimonia, con sincerità e senza sconti.

A proposito di doni, dedico ora a te e al Poesiabar un pezzo molto recente, che è possibile leggere anche sul (bellissimo) blog La Rosa In Più. Parla di una donna. Di una madre.

Fadwa*

Sei stata zitta – mentre ti
stracciavano le vesti,
Zitta – mentre colpivano i tuoi
figli, zitta

del silenzio maschile contro un muro,
femminile dentro un calcio, o dentro
un guanto di lana pressato
tra i lembi del viso, quando
il guado del giorno ti sferragliava
a casa;

grave e zitta come i tuoi calli,
tu calvario presente tra troppi imperativi :
come ora, che le mura e le distanze si spianano
tra accenti ignoti e insani, e taci

la polvere e il terrore,
l’urina tra le cosce e
il terrore,
i figli schiusi e serrati, la premura
dell’ultimo colpo, il
terrore – e tu del tutto
zitta, senza
nemmeno più guardare.

*nome arabo, “Colei che si sacrifica”

Barbara: Da donna a donna, un grazie di cuore per le tue parole cariche. E per essere stata qui con me!

Alba: Ti abbraccio forte.  È stato divertente e bellissimo.

 

 

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6 thoughts on “Poesia come incontro. Un caffè con Alba Gnazi

  1. che bella scoperta questo blog! bella l’intervista e davvero straziante la poesia. Ne leggo tanta e devo dire che non è facile toccare le mie corde. Bravissima Alba! e in gamba Barbara per averla proposta!

  2. La cosa positiva è che una poetessa (o un poeta) sia anche in grando di parlare di sé, possieda una sua “poetica” (parolona), ovvero una consapevolezza concernente quel che scrive e quel che dice. Brava anche all’intervistatrice, poetessa anch’essa 🙂

  3. Abbraccio poetico a tutti, grazie di vero cuore 💗
    Un grazie rotondo e speciale a Barbara, meravigliosa Poeta – Intervistatrice – Donna 💗

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