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“Sigillo” di Pasquale Ermio

sigillo pasquale ermio

La poesia salverà il mondo?

In un certo senso sì, perché riesce a interpretarlo e a farlo dunque vivere, in un dialogo fertile con l’universale e con il divino, grazie al suo potere simbolico ed espressivo, grazie alla sua musica, al suo ritmo, in grado di creare connessioni necessarie tra  l’infinitamente grande e l’infinitamente piccolo. Questo è “Sigillo” (Kimerik Editrice) di Pasquale Ermio, a conclusione di una trilogia poetica che giunge a un ideale di poesia come atto di parola capace non solo di indagare il reale, ma di rovesciare il male in bene, di incidere sul mondo. Un occhio esperto, attento al dettaglio e all’armonia della natura e degli animali, quello del poeta: ma nel sentire di uomo, nelle rime, nelle assonanze, nell’ispirazione ad altre forme d’arte come la pittura, tali dettagli – nel loro essere talvolta, quasi scientifici -, rivelano una trama profonda, quella dell’interconnessione armoniosa tra gli elementi del creato, dove ognuno ha un suo posto necessario e dove la poesia è vita, respiro, alito.

Colpiscono le chiuse delle liriche, spesso aperte agli interrogativi millenari dell’uomo, in una tensione spirituale più che religiosa, che muove non solo dal sentire interiore, ma dall’osservazione di una natura fatta sì di bellezza, ma anche di contrasti creativi, come nell’eloquente immagine di un “papavero vichingo”, come nell’opposizione di certi cromatismi, come nel rapporto tra gli elementi terreni e quelli marini: “Sorgi dea/ eterna sui mari,/ fra le correnti/ di caldi, bollenti/ flussi sanguigni.”

Ecco che allora il sentimento umano non può prescindere dal contesto naturale in cui esso vive e di cui è parte integrante: siamo anche noi fatti di eterni inscindibili contrasti e intrecciamo storie di naufragi a “semantici baci”, nell’ “unisono dei sentimenti”.

Nell’aprirsi al sociale la poesia di Pasquale Ermio non scende però nella dimensione del giudizio: resta forte lo spirito di osservazione, il desiderio di indagare il rapporto tra l’Oltre e il visibile, tra la profondità e la superficie.

Quello del poeta è uno sguardo partecipe e, senza cadere nel sentimentalismo, carico di umana pietà e umano amore: “Aspettare/ il calar del sole, stretti sotto lo scialle celeste./ Distese marine argentate proiettano/ rapidamente noi nell’infinito, centralità universale.//  Trovare/ te, amore,/ fermare il tempo, salvare il sogno/ con la clessidra messa orizzontale”.

 

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